Valutazione aziendale

Finance

Conviene vendere adesso o fra due anni?

Un distributore all’ingrosso di prodotti freschi, terza generazione in famiglia, davanti alla decisione più difficile: quando.

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Cliente
Non nominabile: distributore all’ingrosso di prodotti agroalimentari freschi
Perimetro
Capogruppo operativa con due società collegate, bilanci non consolidati
Output
Un modello Excel a dieci fogli, navigabile e riutilizzabile dal cliente
Chi ci ha lavorato
Manuel

Il punto di partenza

La proprietà non ci ha chiesto quanto vale l’azienda. Ci ha chiesto se convenisse vendere adesso o fra due anni.

Un’azienda familiare di terza generazione, con ricavi fra 5 e 10 milioni. In due esercizi la marginalità è passata da sotto l’1% a oltre il 4%, ma non c’era una valutazione aggiornata, e un operatore del settore si era già fatto avanti.

“Quanto vale” produce un numero. “Adesso o fra due anni” ne richiede due, oggi e alla data di uscita, e un confronto a valori attuali fra le due strade, contando anche quello che la proprietà preleverebbe nel frattempo.

Come si ragiona per intervalli

espansivo base conservativo 100 = ultimo esercizio A+1A+2 A+3A+4 A+5
EBITDA nei tre scenari, cinque anni di proiezione, base 100 = ultimo esercizio storico. Il valore non è un numero: è un intervallo, e l'ampiezza dell'intervallo è essa stessa un'informazione.
flusso nominale flusso attualizzato A+1A+2 A+3A+4 A+5
Lo stesso flusso, prima e dopo l'attualizzazione. La forbice che si allarga è il costo del capitale: il concetto più difficile da spiegare a parole, e il più semplice da mostrare.

Valori indicizzati, enterprise value = 100. Le proporzioni sono quelle vere del mandato; i valori assoluti non sono ricostruibili.

Le scelte che hanno fatto il risultato

  1. Al CAPM abbiamo aggiunto un premio dimensionale, prassi valutativa italiana per aziende sotto i 10 milioni, e un premio di rischio specifico costruito su cinque fatti concreti: dipendenza dalla figura chiave, concentrazione della clientela, sito produttivo unico, stagionalità, e una marginalità nuova con due soli esercizi di storia. Il costo dell’equity che ne esce sta quasi sette punti sopra il CAPM puro: è la distanza fra un numero accademico e il tasso che un compratore vero pretende.

    Invece di un CAPM da manuale, adatto a una quotata e non a una micro-impresa familiare.

  2. In questo mestiere il circolante operativo è strutturalmente negativo: sono i fornitori a finanziare l’attività. È la principale fonte di valore ed è insieme la principale vulnerabilità, perché dipende da termini di pagamento che la normativa sui prodotti deperibili comprime. Nel modello giorni di incasso, giacenza e pagamento sono tre leve separate, e una delle matrici di sensitività misura esattamente quel rischio normativo.

    Invece di una riga di capitale circolante come le altre.

  3. Il valore del modello è stato confrontato con quattro riferimenti di multiplo, EV/EBITDA storico e prospettico, EV/ricavi, EV/EBIT, costruiti sui range di transazione del settore. Un DCF fuori dai multipli di mercato non è sbagliato per definizione, ma deve giustificarsi. Questo è caduto al centro del range, e da lì è diventato difendibile.

    Invece di fermarsi al numero prodotto dal modello.

  4. Formule visibili, input in colore distinto, una legenda che dice quali celle si possono toccare e dieci fogli con una guida in testa. Durante una trattativa il cliente deve poter cambiare un’ipotesi senza richiamarci.

    Invece di una relazione in PDF, bella e ferma. Non consegniamo scatole nere.

Tre questioni emerse dai numeri

  1. Un’anomalia fra oneri finanziari e debito

    Il rapporto fra oneri finanziari dell’ultimo esercizio e debito bancario di fine anno era incompatibile con qualsiasi tasso di mercato. Due letture possibili, che portano a valori opposti: interessi su linee auto-liquidanti usate durante l’anno e azzerate a fine esercizio, e allora la cassa netta di bilancio non è rappresentativa; oppure commissioni di anticipo fatture o confirming, e allora sono un costo commerciale, da togliere dall’EBITDA. Fra le due letture balla una quota rilevante del prezzo.

  2. Un esercizio mancante

    La documentazione si fermava un anno prima della data di valutazione: il primo anno di proiezione era, nei fatti, già storia. Verifica prioritaria: se quell’esercizio ha confermato la marginalità la valutazione regge; se è rientrata sui livelli precedenti, l’intera tesi di valore va rivista.

  3. Un perimetro più ampio della singola società

    Chi compra acquista un perimetro, non una ragione sociale. Con due società collegate e soli bilanci non consolidati, parte del margine potrebbe formarsi altrove, oppure, all’opposto, transazioni infragruppo potrebbero gonfiare il conto economico della capogruppo. Definire il perimetro è una precondizione della trattativa, non un dettaglio.

Nessuna delle tre era una domanda del cliente: sono emerse leggendo i numeri. È la parte che distingue una valutazione da un foglio di calcolo: arrivare al tavolo sapendo già dove la controparte proverà a spingere.

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